La villa

Quando è stata costruita?

Che cosa si produceva a Villa Flaviana?

I cunicoli

Dove si trovava Villa Flaviana?

Per i curiosi

Durante i sondaggi archeologici effettuati dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di

Roma per la realizzazione del Punto Verde Qualità, gli archeologi hanno riportato alla luce parte di

una villa romana che è subito diventata il simbolo del Parco, venendo chiamata dagli abitanti “Villa

Flaviana”.

Le parti finora scoperte sono una serie di vasche (fig. 1,3), pozzi (fig. 2) e dolia (grandi contenitori

di ceramica in cui veniva conservato l’olio o il vino) che sembrano appartenere alla zona rustica di

una grande villa. La pars rustica era quella zona che era riservata alla produzione, di solito, di vino

o olio e poteva essere dotata di alloggi per la servitù.

Gli studi sulla villa sono ancora in corso e lasciamo l’ultima parola agli

archeologi. Quello che si vede, però, è che il perimetro e la struttura portante delle vasche è in opus

quadratum (blocchi rettangolari di tufo o pietra sovrapposti senza malta) (fig. 4), una tecnica che

viene utilizzata fino al II-I secolo a.C.: possiamo pensare che la struttura generale dell’impianto

produttivo si stato realizzato entro la tarda età repubblicana.

Fra le vasche una è ancora rivestita dalla “malta idraulica” (fig. 5) che la rendeva e la rende ancora

impermeabile! La stessa malta si ritrova nella canalina (fig. 6)rimasta pressoché integra, che doveva

servire a collegare una serie di vasche che si trovavano su livelli differenti. Il perimetro del

complesso produttivo della pars rustica sembra molto grande ed articolato).

I resti e lo stato degli studi ancora in corso non

permettono di stabilirlo con certezza, ma sembra probabile pensare che qui vi fosse una produzione

di vino o olio, come nelle ville della zona circostante.

Il risultato più spettacolare sono sicuramente i cunicoli che si ramificano sotto la villa, trovati causalmente nel 2011. Si tratta di due sistemi di cunicoli scavati nelle strato geologico di Lahar. Non si è sicuri se la realizzazione dei due sistemi è coeva. Il primo pozzo ha un diametro di 80 cm ed arriva a 4,50 metri di profondità, da questo pozzo parte un cunicolo , coperto da un soffitto a volta, che si dirige per 17 metri in direzione sud-ovest. L’altro pozzo ha un diametro di 60 cm ed arriva ad 11 metri di profondità. In fondo al pozzo si apre un vano, da questo partono quattro cunicoli . i cunicoli di questo sistema sono coperti da uno strato di fango. Nel sistema dei cunicoli gli speleologi hanno reperti di ceramica databili in età repubblicana.

Si trovava tra l’antica via Tuscolana e la via Labicana (oggi via

Casilina), in una zona in cui vi era una notevole concentrazione di ville, alcune di notevole

importanza.

A sud-ovest vi era la monumentale Villa dei Sette Bassi (II secolo d.C.) (n. 75 in carta) e a nord-est

la cosiddetta Villa di Cinecittà (II secolo d.C.) (n. 74) di dimensioni più modeste, ma con una parte

residenziale, un impianto termale e una zona produttiva (anche qui sono state trovate vasche

rivestite da malta idraulica e dolia).

Nelle vicinanze vi era anche la Villa di Torre Maura (II secolo a.C.) (n. 64) e, nella zona che oggi

va da via dei Romanisti alla circonvallazione subaugusta, ben tre ville tutte fondate nel I secolo a.C.

(n. 65-66-67).

La villa che è stata scoperta nel nostro quartiere sembra un’importante testimonianza per ricostruire

l’aspetto del nostro territorio in età romana: una zona disseminata di ville di proprietà di personaggi

altolocati e Villa Flaviana è, forse, una fra le più antiche…non vediamo l’ora che la Soprintendenza

e gli archeologi tornino per raccontarci il seguito di questa storia!

Tutte le informazioni sul contesto e le caratteristiche delle ville sono state ricavate dal

volume di M. De Franceschini, Ville dell’agro, Roma 2005.

La numerazione delle ville nella cartina si basa su quella della Carta Archeologica Monumentale e

Paesistica del Suburbio e dell’Agro romano riportata nel volume Ville dell’Agro.

Dr. Martin Tombrägel, Universität Leipzing, Scavo Metro Anagnina 2010-2013